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Cerreto Guidi - Centro Storico
In posizione baricentrica rispetto all'impianto del borgo, alla sommità del colle un tempo occupato dalla Rocca dei Conti Guidi, sorge la Villa Medicea di Cerreto. La grande mole della villa si distingue come elemento caratterizzante del paesaggio circostante, e rende visibile - oggi come ieri - la presenza e il potere del Granduca sul territorio.
Gli abitanti delle comunità vicine (Vinci, Empoli, San Miniato, Montelupo, Fucecchio, Castelfranco di Sotto e Montopoli Valdarno) oltre ai cerretesi, furono obbligati a lavorare nel cantiere della villa, che vide la presenza non solo di semplici contadini, impiegati nei lavori di scavo, ma anche di maestranze qualificate come muratori, scalpellini, fornaciai, 'segatori di legname' e così via.
Gran parte del materiale da costruzione utilizzato nella fabbrica proveniva dai resti della Rocca guidesca o dalle torri e dalle mura della trecentesca cinta difensiva: il Palazzo di Cosimo, come si è detto, è stato costruito proprio sul luogo dove i Conti Guidi avevano edificato la Rocca, descritta già negli Statuti comunali del 1412 come desolata e invasa dai rovi; avendo progressivamente perso la funzione difensiva, fin dai primi decenni del '500, vaste porzioni di mura e alcune torri erano state alienate a privati, che chiesero congrui risarcimenti alle autorità competenti, non avendo potuto impedire che tali manufatti fossero utilizzati come vere e proprie cave di pietre e depositi di laterizio per la fabbrica granducale.
Cosimo I donò la Villa - dove si consumò nel 1576 la tragica morte di Isabella de' Medici - al figlio naturale don Giovanni; quest'ultimo morì nel 1621 senza lasciare eredi legittimi e tutti suoi beni passarono a don Lorenzo, figlio di Ferdinando I.
Alla morte di don Lorenzo la villa passò al cardinale Leopoldo, figlio di Cosimo II, rimanendo di proprietà medicea fino all'estinzione della famiglia, per passare poi come bene della Corona ai Lorena. La villa, con la "dispensa", le rampe e la Palazzina dei Cacciatori fu acquistata nell'estate del 1781 dalla famiglia Tonini di Pescia.
I fratelli Maggi comprarono negli anni '90 dello stesso secolo dai Tonini la villa e l'edificio della fattoria; quest'ultimo fabbricato venne nello stesso periodo completamente ristrutturato, con ampliamenti e soprelevazioni. Nel 1885 la villa e gli annessi passarono ai marchesi Geddes da Filicaia di Firenze.
La villa è rimasta di proprietà dei Geddes fino al 1966, anno in cui passò all'ingegnere Galliano Boldrini che nel 1969 ha donato l'intero complesso allo Stato per farne Museo Nazionale. L'attuale giardino, che in un documento settecentesco è descritto come "quasi quadrato, recinto di mura, di circa tre stiora, con frutti e viti …, una cisterna d'acqua con suoi purgatoi e una conserva", ha un impianto ottocentesco, con inserimenti e modifiche attuate nei primi anni del Novecento.
ponti medicei
villa medicea