Menu principale:
cerreto guidi > arte > frazioni
La mole a impianto quadrangolare della villa di Bassa (oggi detta La Motta) sorge sul tratto pianeggiante del fondovalle dell'Arno, tra il ponte alla Motta a l'abitato di Bassa. L'antica rete stradale che, come è noto, è sempre primario elemento attrattivo per l'insediamento, trovò qui il suo ruolo, rafforzato dal corso navigabile del fiume. La facilità di comunicazione contribuì ad accelerare il processo di crescita demografica della zona che si tradusse in formule riconoscibili per qualità architettoniche di spazi e di edifici e per i caratteri della identità di gruppo di quella non esigua una parte degli abitanti legata alle vecchie attività del fiume.
Le prime indicazioni sulla villa si rilevano da documenti redatti a scopo fiscale (ASF) dove la "casa da Signore in luogo detto a Bassa" figura di proprietà "di Vincenzo di Iacopo, di un altro Iacopo denominato di Poggio Baldovinetti, conforme alle disposizioni del testamento di Iacopo di Poggio, rogato il dì 30 ottobre 1586". Il titolo di proprietà Poggi riferito all'edificio suindicato è confermato anche dalla relativa rappresentazione tardocinquecentesca delle Mappe dei Capitani di Parte dove possono essere ipotizzate le linee della politica di acquisizione dei terreni limitrofi da parte dei Baldovinetti-Poggi esemplificate dall'acquisto, nel 1589, di un podere con "casa da lavoratore" dalla famiglia Popolaschi, confinante e proprietaria - insieme con i Cicciaporci e i Salviati - di molte terre nella zona. Nel 1619 infatti la proprietà Baldovinetti risulta più estesa e comprende, oltre alla suddetta "casa da Signore", due poderi con relative "case da lavoratore" e due pezzi di terra in "luogo detto Bolgarelli" e in Filicaia. Nel 1652, in seguito alla morte del proprietario Vincenzo, privo di eredi diretti, il complesso venne ereditato dai nipoti minorenni, tutelati dalla madre, Camilla Rucellai: Iacopo, Benedetto, Vincenzo e Niccolò. Il complesso rimase per lungo tempo proprietà della famiglia Baldovinetti, estinta nel 1814 con la morte di Giovanni, nonostante l'apparente contraddizione del cambiamento del nome dovuto in realtà esclusivamente a successioni ereditarie in linea femminile. Dal Catasto Generale Toscano (1820-1834) il complesso composto dalla villa, da due poderi con casa, da vari appezzamenti di terra e da un frantoio, risulta di proprietà dell'ultima Baldovinetti, Teresa, e del marito Luigi Tolomei Gucci.
Quanto detto vale almeno fino alla prima metà del Novecento, visto che la documentazione di archivio è ancora riferita al nome dell'ultimo affine rappresentante della famiglia per matrimonio, il conte Tito Blasi Foglietti, patrizio maceratese. Dopo quasi 400 anni, la proprietà venne venduta intorno alla metà del Novecento agli attuali proprietari Castellani che, in seguito ad altri acquisti, ampliarono la superficie agraria fino a raggiungere un totale di circa dieci unità poderali.