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rievocazione
1991
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Carlo Ciattini faceva la spola fra Cerreto e la Sartoria Teatrale Fiorentina per noleggiare i costumi che occorrevano ai figuranti e per farsi confezionare le quattro bandiere ufficiali delle contrade dopo aver fatto velocemente marcia indietro da una ditta specializzata nel ramo di via Martelli che aveva chiesto un prezzo esorbitante. La Sartoria Teatrale ci avrebbe fatto, dipinto a mano e rifinito con passamaneria dorata, il Palio da consegnare alla contrada vincente. Ci fu poi l'idea del tabellone segnapunti che fu preparato, data la sua lunghezza, sul prato della Villa in due notti; l'acquisto ad un prezzo da liquidazione e pagamento dilazionato di tutte le seggioline del cinema di Lazzeretto che aveva cessato di esistere. Per lo smontaggio e il trasporto occorreva mano d'opera, ma l'ostacolo fu superato grazie all'aiuto quasi volontario di una decina di ragazzetti convinti dalle belle parole di Sergio: "Ma cosa ci fate costi senza far nulla a rompervi..., venite con me che vi porto al cinematografo gratis". (Lui stesso si provò a prestare la propria opera manuale, ma riuscì solo a fare una grande sudata poiché tentò di svitare i bulloni girandoli al contrario). Poi cominciarono ad apparire le prime sarte come Alba e Rina Mazzei che con le loro mani cucirono il bellissimo vestito della Castellana. E' da ricordare anche Romana Palatresi che è tuttora la cucitrice ufficiale del Palio e del Minipalio da consegnare alle contrade vincenti; non ne ha scansato uno. 17 agosto 1969 - Don Renato Marconcini avvisa tutti i fedeli che per la domenica successiva organizzava un pellegrinaggio alla Rocca di Olgisio dove erano nate e vissute in gioventù Santa Liberata e Santa Faustina. Nel frattempo la Sartoria Teatrale aveva informato che le bandiere delle contrade erano pronte e potevamo andare a ritirarle (per la cronaca diciamo che il costo di ognuna di esse fu di £ 40.000, asta compresa). Il comitato del Palio prese la palla al balzo: ritirò le bandiere e noleggiò quattro costumi da alfiere, poi chiese a Don Renato se era possibile portarle ad Olgisio e farle benedire alla Rocca. Il nostro Arciprete fu entusiasta dell'idea e quindi il 24 agosto 1969, agli oltre duecento pellegrini (tanti furono i cerretesi che partirono quel giorno) si unirono, per assolvere al loro compito di alfieri, Brotini Sergio, Venturini Aladino, Tornani Nerio e Fiumi Bruno. Insieme a loro il piccolo Venturini Giuliano che indossava un bel costume da paggetto noleggiato all'ultimo momento. Lo scopo di questa uscita era anche pubblicitario per l'imminente Palio, e fu un successo.
Molte persone del luogo fecero la fila per farsi fotografare insieme agli alfieri di Cerreto. I cerretesi dal canto loro davano sfoggio di una cultura storica insospettata spiegando il significato dei simboli dipinti sulle bandiere. "quello è il giglio di Firenze perché da quella porta c'è la strada che conduce a quella città"... "quello invece è lo stemma dei Medici perché in quella contrada c'è la villa che apparteneva a quella potente famiglia che ho governato Firenze per tanti anni"... "quel castello? Quello rappresenta il Palazzo del Podestà di Cerreto sotto al quale si passava per andare a Vinci, il paese di Leonardo la mamma però era di Cerreto". Quelli di S.Maria a Pozzolo invece dicevano più semplicemente: "Quella è la bandiera di Santa Liberata, la nostra contrada". Ciò, specialmente in quel luogo, sembrava dare qualche merito in più, ma fu bello constatare che era già nato lo spirito del contradaiolo e l'attaccamento ai propri colori. Come prima uscita risultò tutto positivo. Anche l'Arciprete fu soddisfatto della nostra presenza al pellegrinaggio e ci ringraziò. Tre anni dopo però fummo noi a ringraziare Don Renato per il libro che aveva scritto sulla vita delle Sante Liberata e Faustina nel quale citava il bando (Santo avviso a tutti i fedeli cristiani) di un Palio fatto in onore di S. Liberata datato 21 agosto 1558. Altro che gioco dell'oca! Il Palio del Cerro era lì con dati storici ineccepibili che potrebbero risalire anche a tempi più lontani, cioè all'anno 1337 quando vennero fatti solenni festeggiamenti in onore di San Jacopo. Successivamente, grazie anche alle ricerche di Giovanni Micheli, si è saputo che le corse, a cavalli sciolti o con fantino, avevano una larga diffusione in tutto il territorio comunale. Si hanno quindi innumerevoli testimonianze di pali disputati, particolarmente durante tutto il secolo scorso, in varie località del Comune: Cerreto Guidi, Stabbia, Corliano, ecc. Le occasioni, al di là di quella tradizionale di Santa Liberata, erano di solito le feste patronali o altre solennità religiose (ad esempio la festa dell'Ascensione o quella di Santa Maria Assunta di metà agosto). Un Po' di merito va anche a Luciano Artusi che senza volere ci evitò di commettere un madornale sbaglio (forse anch'egli fu ispirato dalla Santa). Dobbiamo anche ringraziarlo per averci di diritto inseriti in un suo libro che narra la storia di illustri città toscane che vantano un passato storico di "Giostre, Pali e Tornei". Eravamo già alla fine del mese e la nostra paura era quella di esserci dimenticati qualcosa d'importante. Ci potevamo ritenere soddisfatti e certi di aver fatto un buon lavoro, ma un po' di timore rimaneva ancora. Decidemmo comunque di chiudere definitivamente il libro e di goderci in pace l'ultima domenica di agosto tanto più che il lunedì ciascuno doveva pensare a riprendere il suo lavoro. Lunedì 1° settembre 1969 - Tutto finalmente era pronto.
Palio del Cerro
La balestra era già stata provata da tutti i concorrenti nel giardino del Comune e funzionava perfettamente, tutte le attrezzature erano già preparate: fune, troppoli, bigonce, poggia balestra, la grossa botte che serviva da bersaglio, la rastrelliera con le tre lance, i cerchi da lanciare, il tavolo dei saggi con calamai e penne d'oca, il leggio per il banditore, il tabellone segnapunti, i valletti che dovevano azionarlo, il palco per il Castellano e la Castellana le sedie per i Cavalieri e le Dame, i panchetti per le ancelle, il sacchetto con le palline per il sorteggio. Microfono, altoparlanti, faretti e luci varie, provati e riprovati. I permessi erano stati chiesti e già concessi, la SIAE era stata informata, l'allacciamento Enel in regola, la postazione per lo speaker pronta sul terrazzino di casa Talini, i Carabinieri di Cerreto avvertiti, come pure il Comandante delle Guardie Municipali Nello Caponi (all'epoca era solo lui). Si poteva dare il via alla manifestazione, alla prima edizione del Palio del Cerro. Martedì 2 settembre 1969 - A distanza di tanti anni ripensare alla vigilia e a quanto successe in quella magica serata genera ancora una grande emozione. Fu un enorme successo. E' stata una grande soddisfazione perché la manifestazione, iniziata da pochi, è andata poi avanti con la collaborazione e la partecipazione di tutto il paese.
Alle ore 21 la piazza era gremitissima di gente, così pure sulle scalee fin sopra il piazzale della Villa dove si trovavano già pronti tutti i figuranti del gruppo di Cerreto. Davanti alla Chiesa, su delle tavole improvvisate, erano state messe due damigiane di vino, una di buon Chianti rosso ed una di un Trebbiano bianco il cui profumo si sentiva da lontano. Il tutto vigilato da Renzo Santini che aveva con se anche due enormi ceste di vimini con dentro tanti sacchetti contenenti ciascuno due panini, uno al prosciutto e uno al salame, e della frutta. Questo doveva essere lo spuntino per i figuranti del Calcio Storico Fiorentino partiti da Firenze senza aver cenato. Alle ore 22 questi figuranti però non erano ancora arrivati e ci volle tutta la bravura dello speaker per tenere buono il pubblico che già rumoreggiava. Gli organizzatori erano indecisi: "Che si fa? Scendiamo noi così come siamo, senza tamburi e senza musica? " Aspettiamo ancora qualche minuto". " Ma che aspettare, senti qualcuno fischia". Per fortuna il microfono era in buone mani: Daria Santini era preparatissima. Parlò della storia di Cerreto, delle sue origini, della Villa Medicea, di Isabella e dette tante altre informazioni per molti inedite, che alla meglio riuscì a tenere calme anche le persone più impazienti. Ad un tratto, lontanissimi, si udirono i cupi rimbombi dei tamburi fiorentini. Fu una cosa commovente. Qualche organizzatore pianse per la gioia e per scaricare la tensione nervosa accumulata in quella lunga ora di attesa.
"Sono arrivati, sono arrivati, ricomponiamoci, facciamoci trovare pronti!". Il Calcio Storico entrò direttamente sulla Piazza fra gli applausi scroscianti di un pubblico entusiasta di questa bella apparizione. Poi salirono fino alla Chiesa per il meritato spuntino mentre i figuranti di Cerreto scendevano sulla piazza per iniziare la loro esibizione che fu intervallata dai musici e dagli sbandieratori del Calcio Storico. Tutto riuscì perfettamente e fu un grande successo. Questo primo Palio fu vinto dalla contrada di Santa Maria a Pozzolo. Sulla Nazione del 4 settembre 1969 Giovanni Michele scriveva un bellissimo articolo sul Palio di Cerreto. Ne riportiamo una piccola parte :" Il paese tutto faceva un colpo d'occhio magnifico prima dell'inizio delle gare; striscioni multicolori coi segni della contrada e bandiere di tutte le dimensioni su tutti i davanzali, le finestre, le porte dei negozi segnalavano gioiosamente la rinascita di questa antica tradizione rinascimentale del Palio. Cerreto Guidi era pavesata a festa, come nelle grandi occasioni, e forse più di sempre, perché una festa così, nel nostro paese, non si era mai vista a memoria d'uomo".
Il Palio dei ragazzi Nacque l'anno successivo al Palio del Cerro, ovvero nel 1970. Inizialmente non partì come una manifestazione vera e propria, bensì come un momento emulativo dei grandi da parte dei più piccoli. Ci fu però qualcuno che gravitava nell'ambito della Pro Loco che capì l'importanza della cosa: Bonaccorsi Isaldo. Si dette da fare e convinse altri come Anna Bargi e Bruno Fiumi ad organizzare i ragazzi. Le prime gare si svolsero "sul prato" ovvero sul piazzale antistante la Villa Medicea. I ragazzi non erano ancora vestiti in costume e i giochi erano vissuti come tali. Una curiosità della prima edizione è stata quella che anche i ragazzi effettuarono il tiri della balestra. Con il passare degli anni la Pro Loco dette fiducia all'iniziativa. Si scelse un giorno tutto per i ragazzi, si coinvolsero le contrade e le mamme allestirono decine e decine di costumi. Il successo lo decretò il pubblico Come si poteva non andare a vedere quei giovani che prendevano le cose tanto sul serio! I giochi si assestarono ben presto sulla forma attuale, uno in più del Palio del Cerro ovvero: Corsa nei fustini (si proprio quelli dei detersivi) lancio delle palle al cesto, corsa nei sacchi, lancio degli anelli, corsa sui troppoli e tiro della fune. Il Palio dei ragazzi è un drappo come quello del Cerro dipinto di anno in anno da un valente pittore. Non sono mancate però molte iniziative di grande significato sociale come Pali dipinti dai ragazzi delle scuole Medie e come quello del 2000 da i ragazzi di un centro per giovani andicappati. Sicuramente questa manifestazione è unica in Italia, provate ad immaginare 400 ragazzi in età compresa fra gli 0 e i 12 anni vestiti in costumi rinascimentali con strumenti musicali, bandiere a sfilare fra le vie del paese. E quando abbiamo detto da 0 anni non abbiamo detto così per dire infatti fra i partecipanti sono diversi quei protagonisti che muovono i loro primi passi: bambini sotto a 1 anno. Ovvio che al lato di essi ci sia una processione di mamme orgogliose ed ansiose di babbi e nonni che si sentono importanti per quel loro figlio in costume rinascimentale. Ne perde la rigorosità storica ma ne acquista il significato sociale per un coinvolgimento che è veramente di tutto il paese. Parlare di tifo è difficile, un po' come una Roma Lazio o Milan Inter. Ne sanno qualcosa coloro che nel corso degli anni hanno arbitrato la contesa. I veri momenti caldi si sono verificati in questa manifestazione nel 1998 lo stesso presidente della Pro Loco ebbe a temere per la sua incolumità.......... Venire a Cerreto in questa occasione per verificare e godere di una manifestazione che non ha eguali.
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